Il potere delle voce
Il primo contatto con il mondo esterno il bambino ce l’ha ancora dentro la pancia della mamma: è la voce dei genitori, principalmente della mamma, che dall’esterno lo chiama, gli parla, gli racconta il mondo là fuori. Da neonato reagisce presto al richiamo di queste voci familiari che lo accompagnano alla scoperta del mondo vicino e lontano e di se stesso, delle sue emozioni e bisogni.
La voce umana ha un potere grande, a volte sconosciuto o dimenticato: prima del significato delle parole c’è il loro suono che è dato proprio dalla voce che le pronuncia. Nella relazione di cura con i più piccoli la voce stabilisce e rinsalda legami significativi, è veicolo di emozioni, di vissuti raccontati o interpretati: attraverso la nostra voce facciamo sentire al sicuro il bambino che si affida a noi. All’interno di una relazione di cura, ha grande importanza il tempo in cui la nostra voce si rivolge al bambino leggendo libri, raccontando storie, animando canzoni e filastrocche. Proprio grazie a questa attività quotidiana i bambini si accostano al libro, da piccolissimi come ad un oggetto da manipolare e scoprire e poi come ad una fonte di racconti ed avventure emozionanti.
Gli studi scientifici confermano che la lettura ad alta voce con bambini fin dalla nascita e per tutta l’età prescolare è una pratica virtuosa che favorisce e stimola molteplici abilità e competenze, non solo cognitive e linguistiche, ma anche socio-relazionali ed affettive. Per i più piccoli (10-18 mesi) l’approccio iniziale è con libri tattili, sonori, da esplorare, di sole immagini di oggetti a tutta pagina: questi libri vengono “letti” dall’adulto che nomina gli oggetti raffigurati, sostenendo così lo sviluppo cognitivo e linguistico.

Lettura ad alta voce: una pratica virtuosa
Prima dei tre anni accade perciò che i bambini abbiano già imparato molte cose sui libri: ad esempio hanno una certa dimestichezza nel tenerli tra le mani e sfogliare le pagine nel verso giusto, sanno che gli strani segni neri sulle pagine hanno un significato che l’adulto può interpretare per loro. Sanno ascoltare perchè hanno maturato tempi di attenzione, concentrazione, interesse sufficienti a restare concentrati per il tempo di brevi racconti. Sanno a memoria brevi filastrocche o brani delle storie preferite e se il lettore adulto prova a leggerle con delle variazioni, si oppongono!
Hanno già delle storie preferite che chiedono di ascoltare ogni giorno per capirle meglio, per impararle a memoria ed averle sempre a disposizione, per anticipare e pregustare i momenti salienti, per prolungare il tempo in compagnia di mamma e papà.

La voce “è” la storia
La voce dell’adulto che legge diventa essa stessa parte della storia: la voce “è” la storia, la riempie di significato, di emozione. E proprio l’emozione è veicolo dei più importanti apprendimenti nei bambini: le neuroscienze lo affermano con sempre maggiore forza.
Fra 3 e 5 anni i bambini dimostrano un grande desiderio di ascoltare racconti. Le storie ora si collocano nel profondo, nel luogo in cui la loro fantasia costruisce la propria visione del mondo. Essi si immedesimano con i protagonisti e sperimentano le stesse sensazioni fisiche ed emotive che questi sperimentano. La loro “fame” di storie risponde al bisogno di fare esperienza, seppur vissuta in modo surrogato, come in una palestra (un luogo protetto dall’adulto), dove imparare a governare emozioni ed esperienze reali. In assenza di una voce adulta che racconta (per indifferenza, disinteresse, mancanza di tempo…) il bambino si costruirà un’immagine di sè e del mondo completamente diversa e più difficile da accordare con quella reale.

“Un proverbio popolare dice che ai bambini bisogna dare ali e radici. Ali forti per solcare cieli sempre nuovi e radici salde per sapere da dove si viene e capire dove si vuole andare. Le storie che arrivano da generazioni passate sono gli strumenti più adatti a costruire legami di continuità e appartenenza. Il ricordo di un adulto che ci ha regalato una storia quando eravamo bambini è diverso da tutti gli altri: è più forte e persistente perchè porta con sè la certezza di essere stati amati. (…) Un’infanzia ricca di storie e di racconti prelude a una vita ricca di rapporti e di risonanze con le persone, con gli oggetti, con i luoghi e anche, se non soprattutto , con le parole.” *
Perciò facciamo sempre in modo di ritagliare, nelle dense giornate al nido, alla scuola dell’infanzia o in famiglia, un tempo speciale dedicato alla lettura ad alta voce.
Buona lettura!
Scritto da maestra Fanny Zanchetta
Bibliografia:
*“Leggimi forte” di R.Valentino Merletti e B.Tognolini, Salani Editore