Maestra, posso giocare?
 Certo, devi giocare.”

Con il termine “gioco” si intende qualunque attività di natura spontanea, volontaria, intrinsecamente piacevole, presente fin dai primissimi giorni di vita, che implica il coinvolgimento del corpo e/o di un oggetto arricchito poi, nella sua evoluzione, anche di scambi relazionali e di un utilizzo simbolico degli oggetti stessi.

Il diritto al gioco

L’articolo 31 della Convenzione ONU sui diritti dell’Infanzia sancisce il diritto del bambino di “dedicarsi al gioco”.

Il gioco non è un passatempo, ma un vero e proprio diritto umano, grazie al quale ogni bambino sperimenta, impara, forma il proprio carattere e la propria personalità.

Nei primissimi anni di vita del bambino il gioco è il mezzo attraverso il quale conoscere se stesso e il mondo circostante

Man mano che il bambino cresce il gioco cambia, diventando “attività ludica”, cioè strumento che il bambino utilizza volontariamente per sviluppare le proprie potenzialità intellettive, affettive e relazionali. 

Il gioco è il più importante strumento educativo

Il gioco, quindi, non è solo un’attività ricreativa in cui i bambini si svagano, si distraggono e si divertono, ma come afferma Maria Montessori “il gioco è il lavoro del bambino”. Pertanto non è sufficiente ricavare un breve momento di “gioco” o invitare il bambino a giocare per “sfogarsi” dopo le attività didattiche, ma è necessario valorizzare il gioco e dedicare a questo un ampio tempo nella giornata.

Il Progetto Educativo pone il bambino al centro del processo educativo che impara attivamente attraverso il gioco e le attività didattiche proposte dalle educatrici e dalle insegnati, che riconoscono il gioco come l’attività più propizia allo sviluppo fisico, mentale ed intellettuale dei bambini. A tale proposito, durante la giornata a scuola i bambini alternano momenti dedicati alle attività didattiche a momenti di gioco: libero, semi-strutturato e strutturato.

Di Chiara Paludetto – Educatrice

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